|
|
 |
|
"Paperino"
|
|
Nel corso della
seconda guerra mondiale, la Piaggio era fortemente impegnata nella
produzione di aerei. Ma quando le cose cominciarono ad andare male,
fu evidente la necessità di prevedere una conversione della produzione
verso oggetti per la popolazione civile e da produrre in grandi
quantità. Sostenitore convinto della opportunità di inserirsi nel
mercato dei mezzi di trasporto popolare era lo stesso Enrico Piaggio,
il quale diede incarico al suo staff tecnico di studiare un due
ruote economico e pratico. I primi studi e realizzazioni furono
portati avanti a Biella ove erano stati decentrati alcuni reparti
e gli uffici tecnici. Il Paperino é il risultato di questa prima
fase, evidentemente ispirato a varie realizzazioni dell'anteguerra
tra, specialmente americane, di veicoli a due ruote piccole e con
parvenza di carrozzeria, i quali tuttavia non tenevano fede al nome
con cui venivano definiti, cioè "scooters", che in inglese significa
"sgattaiolante". Ruote piccole a parte, la struttura del Paperino
ricorda quella di già viste motociclette ricoperte da una carrozzeria,
con conseguente necessità di scavalcare il mezzo per salire in sella,
cosa non gradita dalle signore in gonna e da tanti signori poco
agili: questa caratteristica fu certo determinante della bocciatura
di questo progetto in favore della ricerca di una maggiore accessibilità.
Finisce così il Paperino che, progettato dagli ingegneri Vittorio
Casini e Renzo Spoldi, aveva come denominazione interna "progetto
MP5". Il compito di concretizzare i propositi di Enrico Piaggio
passa all'ingegner Corradino d'Ascanio che si impegna nel "progetto
MP6", la Vespa 98. Il Paperino qui fotografato è l'esemplare tra
i molti realizzati in fase sperimentale, attualmente conservato
presso gli stabilimenti di Pontedera ed il cui restauro é in corso
di completamento. La parte ciclistica, ben definita, è costituita
da una scocca monolitica in lamiera stampata con applicato un ampio
paragambe e lunghe pedane ricoperte da tappetini in gomma. Nella
parte posteriore del dorso, a partire dalla sella, vi é una sorta
di pinna che scende fino all'estremità di coda e che contribuisce
a snellire la linea dell'insieme. Non vi è sospensione elastica
posteriore. L'avantreno è costituito dal cannotto di sterzo che,
collegato superiormente al manubrio, scende attraverso un alloggiamento
facente parte della scocca e sotto al parafango si divide a forcella
per sostenere la ruota resa elastica con un sistema a biellette
oscillanti. Per la parte motrice erano stati presi in considerazione
alcuni motori, tutti da circa 100 cc offerti dal mercato, ma in
particolare il tedesco Sachs. Per la trasmissione alla ruota era
stata presa in considerazione sia la catena, che l'albero a coppie
coniche e la cinghia. Non era previsto il cambio di velocità
|
| |
|
MP6
|
| Nel
1945 il "progetto MP6" trova la sua definizione sia funzionale che
estetica: le soluzioni adottate per i vari componenti e per l'insieme
del veicolo, poco hanno di motociclistico in senso classico, ma alla
prova dei fatti risultano perfettamente rispondenti alla loro funzione
e dimostrano che una motocicletta può essere tale anche senza apparire
ed essere costruita come una motocicletta. L'aspetto più insolito
é la posizione laterale del gruppo motore cambio (soluzione per altro
non nuova anche se rara: ricordiamo ad esempio la Georgia Knapp dei
primi anni del secolo) con la ruota montata a sbalzo direttamente
all'uscita dell'albero secondario del cambio. Questo gruppo motore/cambio
è un bell'esempio di razionalità e compattezza, con numero di parti
ridotto al minimo e dimensionato senza economia, tanto che la sua
robustezza e longevità è rimasta proverbiale, come, d'altra parte
quella di tutte le Vespa. JI motore vero e proprio è un due tempi
orizzontale con alettatura di cilindro e testa disposta radialmente;
le misure di corsa ed alesaggio sono 50 x 50 mm pari ad una cilindrata
di 98 cc che alimentato con miscela al 6% dà circa 3,2 CV al regime
di 4.500 giri/min. La distribuzione è con pistone a deflettore ed
un unico travaso. L'accensione è con volano magnete - realizzato dalla
stessa Piaggio - che incorpora anche una bobina a bassa tensione per
fornire corrente all'impianto di illuminazione ed alla tromba (posta
sotto la sella). Il carburatore da 17 mm. trova posto all'interno
della scocca, collegato al cilindro da un condotto piuttosto lungo
ed accessibile attraverso apposito sportello. Il raffreddamento doveva
essere assicurato dalla corrente d'aria che investiva testa e cilindro
entrando ed uscendo dalla cappottatura del motore attraverso apposite
feritoie; ma in effetti detta corrente d'aria era deviata dallo scudo
anteriore per cui a bassa velocità, particolarmente in salita, la
temperatura saliva in aste rigide e snodi. Il complesso della scocca
é tutto in parti di lamiera stampata saldate tra loro a costituire
un monoblocco dallo scudo anteriore alle pedane, al trave centrale
che nella parte anteriore si alza a sopportare il gruppo di sterzo,
alla parte posteriore, che trattandosi di un... insetto, potremmo
chiamare addome. Ai lati dell'addome sono applicati, a destra la cappottatura
mobile del motore ed a sinistra il cofano porta oggetti munito di
sportello. L'avantreno comporta un lungo cannotto di sterzo che nella
parte anteriore si piega a sinistra per sostenere la corta bielletta
della sospensione a ruota spinta. L'elemento elastico è realizzato
con molla a nastro piegata a ricciolo. Al retrotreno non si ha una
vera sospensione elastica anche se il gruppo motore/ruota è collegato
alla scocca da un grosso braccio in ferro che nella parte posteriore
abbraccia il mozzo ruota ed in quella anteriore è infulcrato tramite
una traversa, alla scocca per interposti blocchi di gomma ad evitare
un collegamento totalmente rigido. La frenatura e assicurata da due
freni a tamburo, l'anteriore comandato dal manubrio e quello posteriore
da pedale destro. L'anteriore fa corpo con la sospensione e quello
posteriore è solidale al carter motore in modo che lo smontaggio delle
ruote si possa effettuare semplicemente togliendo quattro bulloni
come in una automobile. I cerchi sono smontabili in due semicanali
per facilitare gli interventi sul pneumatico. |
|
|