Per una definizione analitica di "valore commerciale di un'auto storica"

Quasi tutti i possessori di auto storiche, danno una stima non ortodossa del valore commerciale della propria "classica".

Molti pensano infatti che debba valere almeno quanto e' costata a loro (il che e' manifestamente assurdo, in quanto al mercato questo parametro non interessa, evidentemente, alcunche') ; altri danno una stima (quasi sempre in eccesso rispetto ai veri prezzi di mercato) "a senso", attribuiscono cioe' alla vettura un valore commerciale aprioristico, assoluto, che non e', cioe', in relazione alla domanda del momento; altri ancora, motivati dalla (presunta) possibilita' di fare l'affare, si autoconvincono piu' o meno inconsciamente, di un valore che e' ben al di la' di quanto e' disposto ad offrire il mercato.

Altri infine si basano su una transazione realmente avvenuta al "loro" (quasi sempre eccessivo) prezzo, senza minimamente considerare che possa essersi trattato di un caso davvero irripetibile.

I parametri che concorrono a definire il valore commerciale di un'auto d'epoca sono molteplici, tra cui : le condizioni di meccanica, carrozzeria e interni ; il numero e tipologia dei proprietari precedenti ; la situazione burocratico-fiscale della vettura; gli eventuali trascorsi storico-agonistici, ecc.

Tuttavia l'insieme di tali parametri individua solo un range di valori (per es. da 30 a 50 milioni) il cui baricentro (nell'es. precedente 40) e' invece dettato esclusivamente dalla domanda "spot", cioe' dalle condizioni del mercato del momento. Cosi' la Maserati Ghibli coupe' degli anni '60, che nel triennio di fuoco '88-'90 oscillava nel range 70 - 200 milioni, oggi ha un range di quotazione 25-60.

A ns parere una definizione analitica di "valore commerciale di un'auto storica", potrebbe essere la seguente : la somma piu' alta che il mercato e' disposto a pagare per acquistarla entro un tempo t dall'inizio di un'accettabile "promozione commerciale" della vettura.

E' chiaro che in tale definizione compaiono almeno due variabili indeterminate : il tempo t di promozione, e il livello di "accettabilita'" della stessa. Per quanto concerne t potremmo dire che 4 mesi e' un tempo massimo accettabile per essere inserito nella ns. definizione.

Si pensi infatti che se uno vuole vendere la sua Fiat 500 D del 1966 a 50 milioni ma non ha alcuna fretta, la statistica ci dice che non e' affatto escluso che dopo 5-10-20 anni possa capitare un giapponese pazzo che s'innamora della vettura e la paga lo stratosferico prezzo richiesto.

Quindi, per un'analitica definizione del valore commerciale attuale della vettura, come vuol'essere la nostra, non si puo' prescindere dalla variabile t.

E' chiaro che il valore della vettura sara' tanto piu' reale quanto piu' piccolo e' t : se in 2 giorni si riesce a vendere la vettura al prezzo richiesto, il valore attribuito era reale ; se ci vogliono 8 anni, tutto il concetto perde di significato. Per quanto concerne l'accettabilita' della promozione, se uno tiene nascosta in cantina un' Isotta Fraschini 8A Castagna in condizioni splendide, anche fosse disposto a cederla per 10 milioni, se nessuno sa che e' in vendita, e' difficile che riesca a cederla in tempi brevi, anche al ridicolo prezzo richiesto.

Con "accettabile promozione" intendiamo che la vettura venga annunciata sulle principali riviste, e proposta ai dealers piu' noti del settore.
Se dopo 4 mesi che uno annuncia, propone, offre, diffonde, espone, la sua vettura storica, nessuno ha fatto un'offerta uguale a quella del prezzo richiesto, possiamo senz'altro affermare che la vettura ha, nel quadrimestre in oggetto, un reale valore commerciale inferiore al prezzo richiesto dal proprietario.

In sintesi :
una vettura storica vale, in un qualunque momento t della sua esistenza, tanto quanto il mercato e' disposto a pagarla in quel momento, ne' piu' ne' meno.

Maurizio Toscani