La storia della targa

La targa è da sempre il mezzo più veloce per identificare un veicolo ed il suo proprietario al punto che si è portati a pensare che le due cose siano un binomio inscindibile.

Questo in parte è vero, infatti la targa di immatricolazione segue per tutta la vita il veicolo, ma non sempre è stato così.
Infatti fino a pochi anni fa la targa, seppur legata al veicolo, veniva rinnovata (sostituita) quando la vettura era acquistata da persona residente in provincia diversa da quella del venditore, ma questa è storia recente ad a tutti nota.
Forse non sono molti quelli che conoscono tutte le modifiche della "targa" dall'inizio del secolo ad oggi e penso che sia interessante sapere attraverso quali tappe si è giunti all'attuale anonima targa senza identificazione territoriale alcuna.Fino al 1905, considerato il modestissimo numero di automezzi esistenti non era previsto nessun contrassegno identificativo.

Dal 1905 fu per Legge prescritta tale incombenza e tutti gli autoveicoli esistenti (sia nuovi che già in uso) dovettero dotarsi di tale "appendice" che doveva essere ben fissata sul retro della vettura. La targa prevista era di forma rettangolare, smaltata e bombata con il nome della provincia di residenza del proprietario scritta per esteso ed accompagnata dal numero di immatricolazione progressivo (scritte chiare su fondo scuro).

Dal 1912 le province furono identificate per numeri e la targa in lamiera in misure variabili (in lunghezza) a seconda del numero di cifre che doveva contenere ed alcune furono realizzate di forma ovale, tutte comunque con numero della provincia in rosso e numero progressivo nero su fondo bianco. La targa anteriore non veniva fornita ma era prescritta la ripetizione dei numeri di identificazione anche nella parte anteriore, pertanto l'esigenza veniva soddisfatta con "targhe di fortuna" o con semplice pitturazione dei numeri sul radiatore.

Nel 1927 fu disposta la reimmatricolazione di tutto il parco circolante con il noto passaggio dalla identificazione delle province da numerico a sigla (vedi tabella) a seguito della costituzione del Pubblico Registro Automobilistico.

Il nuovo criterio prevedeva il numero progressivo d'immatricolazione seguito dalla sigla della provincia in rilievo su lamiera ed il tutto con scritta in nero su fondo bianco. In quel periodo la targa anteriore era fornita per soddisfare l'obbligo di ripetizione nella parte anteriore (mm.305x90 o 340x90). Le targhe erano vendute dal Reale Automobile Club Italiano che le dotava quella posteriore di un "bottone" nichelato rappresentante il Fascio Littorio a garanzia dell'autenticità e monopolio dello Stato in materia di produzione e distribuzione dei contrassegni identificartivi di immatricolazione dei veicoli. Anche quelle posteriori erano di due misure variabili a seconda del numero di cifre che doveva contenere (mm.450x155 o 505x155).

La targa posteriore doveva essere fissata al porta targa con idonee viti o bulloni e successivamente veniva vincolata al telaio del veicolo con un idoneo fili in ferro con relativa piombatura (all'uopo arano costruite con due piccoli fori all'altezza del bottone).Nel 1932, a seguito del decreto Legge 28 dicembre 1931, fu modificata la forma delle targhe ed invertiti i colori, sigla e numeri bianchi su fondo nero, sempre in lamiera di ferro quella posteriore di mm.320x220 con bottone in alluminio e quelle anteriori di mm. 270x70 in alluminio con stemma romboidale del Coni anch'esso dello stesso metallo precisando che le targhe dovranno essere posizionate ad altezza non minore di cm.30 dal piano di appoggio delle ruote.In quell'anno furono ristampate tutte le targhe già esistenti di modello 1927 ed inviati tutti gli automobilisti a versare quelle di vecchia forgia per ritirare quelle nuove entro 31 dicembre 1934.

Fu eccezionalmente permesso il mantenimento delle precedenti solo ai veicoli già anziani che dimostravano di non avere il porta targa idoneo per le nuove dimensioni, ovviamente invertendo i colori delle cifre con quello del fondo e presentando debita istanza. In quel periodo fu anche abolito l'obbligo di piombatura al telaio del veicolo.Nel 1943, dopo l'8 settembre "gli alleati" erano nelle regioni meridionali della nostra penisola e perciò, in quelle terre, le nuove targhe venivano consegnate senza il bottone del fascio ma semplicemente con il foro predisposto per tale appendice, mentre nelle regioni del nord il bottone fu presente fino alla fine della guerra (aprile 1945).

Dopo tale data in tutto il territorio nazionale venivano consegnate le nuove targhe senza bottone e fino ad esaurimento delle scorte.Dal 1945 le targhe ebbero le stesse dimensioni ed il bottone della posteriore fu sostituito dallo stemma in rilievo dei "Mutilati ed Invalidi di Guerra" (tre baionette sormontate da corona di alloro) e sulle anteriori lo stemma Coni anch'esso in rilievo e di forma circolare.Nel 1947, dopo l'avvento della Repubblica (2 giugno) furono distribuite le targhe precedenti fino ad esaurimento scorte e successivamente quelle di nuovo conio che, mantenendo tipo e dimensioni, presentavano sia sull'anteriore che sulla posteriore lo stemma in rilievo della repubblica.

Nel 1953, dopo l'esaurimento delle scorte, fu coniata una nuova targa posteriore del tutto simile alla precedente ma di dimensioni ridotte (mm. 280x202) e anche quella anteriore era di lamiera di ferro.Nel 1963 furono introdotte le targhe di materiale plastico mantenendo le dimensioni e i colori precedenti.Nel 1976 si giunse alle targhe "sdoppiate" (in due parti) con possibilità di applicazione tradizionale (sigla sopra e numeri sotto) oppure su linea unica.

Queste targhe presentavano la sigla della provincia di colore arancio.Nel 1983 furono introdotte le targhe rifrangenti in alluminio con sigle nere e fondo bianco.

Maurizio Toscani