Per
restauro integrale professionale di tali vetture s'intende il
ricondizionamento completo delle stesse a livello di carrozzeria,
meccanica, interni, impianto elettrico, ecc. Generalmente non
una sola vite, flangia o piccola guarnizione viene lasciata com'era
prima.
Il
motore viene integralmente rifatto (pistoni, segmenti, bronzine
di biella e di banco, albero a cammes, albero motore, distribuzione,
valvole, punterie, pompe, tappi, guarnizioni, ecc.) tanto che,
dopo l'intervento, si ha una vettura con motore a zero chilometri.
Lo
stesso dicasi per il cambio(che viene solitamente revisionato
con la sostituzione dei componenti mancanti, carenti o non funzionanti,
o addirittura rifatto ex-novo) ; per la strumentazione (in Italia
Franco Rodighiero e' forse il piu' noto ricostruttore di strumenti
d'epoca), la selleria (Franco Weiss e' l'importatore italiano
di pelle Connolly) ; avantreno, retrotreno, impianto elettrico,
impianto frenante, ecc.
Tra
i tre modelli , il 120 (che debutto' nel 1948) e' forse quello
che presenta maggiori problemi di carrozzeria per la presenza
di alcuni componenti in legno (alludiamo qui ai 120 normali, non
a quei pochissimi esemplari costruiti in alluminio) ; mentre il
140 (del 1954) e il 150 (del 1958) sono gia' piu' "moderni".
Le tre cifre che identificano i modelli alludono, piuttosto fantasiosamente
in verita', alla presunta velocita' massima in miglia orarie raggiunta
dalle vetture, mentre XK e' la sigla che identifica il motore.
Queste
vetture (che conferirono negli anni '50 alla Jaguar lo status
di Granturismo di livello mondiale, con l' ottenere ottime performances
a Le Mans ed in analoghe competizioni internazionali) presentano
comunque non pochi problemi di carrozzeria in quanto hanno molte
superfici bombate, sono decisamente inclini alla ruggine, e presentano
soluzioni costruttive piuttosto "artigianali" ; la carrozzeria
e' quindi la parte piu' problematica del restauro.
Non
poche le cromature, che vanno ovviamente fatte rifare da laboratori
di grande esperienza (tra cui Elia di Lodi e Galvanica Spino di
Spino d'Adda) badando a restaurare (ripianare, pareggiare, battere,
ecc.) il componente prima di portarlo al laboratorio galvanico
; e badando inoltre che il processo sia tradizionale, comprendente
cioe' ramatura e nickelatura.
Altro aspetto relativamente problematico della vettura sono le
ruote a raggi, che vanno smontate, sostituite nei raggi malandati,
centrate e rimontate (la GMA di Pavia effettua impeccabilmente
questo servizio).
L'errore
piu' clamoroso che puo' compiere il possessore di un XK da restaurare,
e' quello di gestire autonomamente il restauro portando la vettura
dal carrozziere, gli interni dal tappezziere, le cromature dal
cromatore, il motore dal meccanico, ecc. e quindi tentando un
assemblaggio a posteriori. Dopo decine di mesi di tribolazioni
infinite (al confronto delle quali il problema dei costi diventa
minore), non avra' mai un restauro DOC.
La
scelta migliore e' quella di far gestire integralmente le (numerosissime)
fasi del restauro ad un operatore noto ( come Diomante di Torino,
Cabrini Factory di Casalbuttano, Oldauto di Soresina, i fratelli
Barbieri di Voghera, e pochi altri ) ; il risultato e' incomparabilmente
migliore.
Oggi
far restaurare integralmente come si deve un XK da un restauratore
valido e riconosciuto, puo' costare 70-100 milioni.
Il tempo d'attesa varia mediamente dai 9 ai 24 mesi. Su cifre
del genere il committente puo' richiedere una garanzia totale,
almeno annuale, ma anche triennale, su tutte le componenti della
vettura.
Maurizio
Toscani