Il
casco è formato da diversi materiali plastici, che garantiscono
leggerezza e resistenza allo stesso tempo.
La calotta esterna, che serve per distribuire l’energia dell’eventuale
urto su tutta la superficie, si ottiene grazie a due procedimenti
di lavorazione a seconda che si usino resine termoplastiche o
termoindurenti.
In quest’ultimo caso la resina, a temperatura ambiente, è liquida
e occorre scaldarla per poi farla solidificare con le caratteristiche
volute.
Il procedimento inizia ponendo la resina liquida a contatto con
uno strato di tessuti sintetici, in modo da assicurare alla futura
calotta le necessarie caratteristiche di solidità e resistenza
agli urti.
La
compenetrazione tra i due materiali viene ottenuta con una tecnica
chiamata bag moulder ( sacchetto modellatore ).
Una specie di palloncino viene gonfiato all’interno dello stampo,
in modo che durante l’espansione raccolga la resina liquida sulle
pareti e poi, al massimo della dilatazione, prema la resina stessa
contro le fibre che si trovano sulle pareti interne dello stampo.
Le
più comuni fibre utilizzate sono: quella di vetro per conferire
rigidità, il kevlar resistente alle trazioni, e il carbonio leggerissimo
ma resistente agli urti. Se la calotta esterna viene realizzata
con resine termoplastiche, invece si parla di stampaggio a “iniezione”.
Il
composto viene introdotto in speciali presse e liquefatto ad una
temperatura massima di 300°C.
Una volta liquefatta, la resina termoplastica viene iniettata
nella cavità dello stampo, che riproduce la forma della calotta.
In circa un minuto e mezzo la sostanza è fredda ed è pronto il
pezzo finito grezzo.
Qualunque sia la resina utilizzata, la capacità protettiva della
calotta è la stessa, la differenza è nella leggerezza.
Nel
primo caso, infatti, la procedura di accoppiamento resina-fibre,
assicura un peso minore, ma il casco è più costoso.
La
calotta interna, che serve per assorbire l’energia cinetica dell’urto,
è composta da una resina sintetica molto comune: il polistirolo
espanso.
E’ un materiale che ha la capacità di deformarsi in seguito a
un urto, è leggero e facile da modellare.
La
visiera
E’
importante proteggere gli occhi, la visiera non deve frantumarsi
nell’urto. Viene usato il Policarbonato, un’altra resina termoplastica.
Una
volta fuso il materiale viene essiccato e sottoposto ad un trattamento
antigraffio.
La
ventilazione
Si
sono effettuati degli studi di idrodinamica dove i flussi di acqua
e di aria sono soggetti alle stesse leggi fisiche.
Inserendo
quindi un paio di piccole ali d spessore diverso sulla parte superiore
del casco, aumenta il flusso d’aria entrante e diminuisce il tempo
di permanenza d’aria che rimane all’interno del casco.
Maurizio
Toscani