De Tomaso
Alejandro
De Tomaso nasce a Buenos Aires il 10 luglio 1928. Suo padre è
un eminente uomo politico più volte ministro e candidato
alla Presidenza. Sua madre appartiene ad una delle famiglie più
facoltose dell'agricoltura in Argentina.
Un
legame con la sua terra che non si è mai interrotto come
il simbolo della De Tomaso sta adimostrare. Altro non è
infatti che la forma del ferro per marchiare i cavalli della "estancia"
della famiglia della madre con sullo sfondo la bandiera argentina.
Ma la passione per le corse con il passare degli anni crebbe a
tal punto che Alejandro decise di cambiare vita e in pochi mesi
lasciò sia gli studi che l'Argentina.
Arrivò
in Italia a 27 anni e l'unica città dove uno spirito come
il suo potesse andare era Modena. Nel 1955 e nel 1956 guidò
per la Maserati e nelle tre stagioni successive per la Osca.
Ma un'altra volta sentì la voglia di cambiare e fu così
che fondò la sua casa automobilistica: era il 1959. Le
officine nascono a Modena in località Albareto e dopo altri
successivi spostamenti approdarono alla sede attuale di viale
Virgilio all'angolo con la via Emilia nel 1973..
Le
prime realizzazioni spaziavano dalla formula junior a un progetto
Indianapolis passando per una Formula 1 equipaggiata con un motore
a 8 cilindri studiato dall'ingegner Massimino. Le prime vetture
sport sono del 1962. De Tomaso era allora ancora molto legato
al nome Osca, una società creata dai fratelli Maserati
dopo la cessione del loro marchio alla famiglia Orsi.
Perciò
la Osca diventa la fornitrice delle prime barchetta De Tomaso
con due motori: un 1100 molto semplice e un due litri a doppio
albero con camme in testa.
Nell'ottobre 1963 la De Tomaso si fece conoscere dal grande pubblico.
Al Salone dell'auto di Torino venne infatti presentata la spider
"Vallelunga" caratterizzata da un telaio monotrave centrale.
Una caratteristica che si ritroverà anche sulla "Mangusta"
e sulla "Guarà", la De Tomaso del duemila.
Questa
soluzione era all'epoca usata solo sulla Lotus Elan di Colin Chapman
e sull'Alpine nella versione berlinetta A110.Il connubio con la
Osca si avviava al termine già prima che sulla Vallelunga
si decidesse di montare un motore Ford da 1500 cc.
Nonostante
queste caratteristiche tecniche innovative la "Vallelunga"
venne però prodotta soltanto in 56 esemplari perché
non riuscì mai ad essere una macchina da corsa per la motorizzazione
insufficiente, né una gran turismo per le finiture non
impeccabili. Il telaio monotrave rimane comunque una tappa fondamentale
nella storia di De Tomaso, quasi il marchio di questa "estancia"
sulla via Emilia. sulla via Emilia.
Alessandro
De Tomaso dopo la Vallelunga provò a creare un modello
da competizione con un grosso motore, un'idea che sedusse anche
il designer americano Pete Brock, autore della Hino Samurai e
della Cobra Daytona. Realizzata dal carrozziere Fantuzzi la "P-70"
venne presentata al Salone di Torino nel 1965 con un motore V8
Ford da 5 litri.
Al
salone Ginevra venne presentata nel '66 un'altra barchetta con
un motore a 8 cilindri da due litri creata da Giorgetto Giugiaro
che nel 1965 aveva iniziato a lavorare alla Ghia, la carrozzeria
torinese che nel 1967 verrà acquistata dalla De Tomaso.
L'alleanza De Tomaso-Giugiaro darà alla luce sempre nel
1966 al Salone di Torino la "Mangusta". Un design aggressivo
quello della "Mangusta" che venne messa in vendita con
due motorizzazioni: 4728 cc e 306 cavalli per l'Europa, 4949 cc
per 230 cavalli per la versione americana.
E
proprio oltreoceano finiranno ben 280 delle 400 "Mangusta"
che furono prodotte tra il 1967 e il 1970. Un successo improvviso
che spinse la Ford ad entrare prepotentemente nell'azionariato
della casa di Modena rilevando l'ottanta per cento delle azioni.
La Ford voleva una nuova berlinetta: sarà la Pantera.
Disegnata dall'americano Tom Tjaarda la Pantera ebbe moltissime
versioni dalla 3 litri denominata "290" alla GT4 da
5700 cc e oltre 500 cavalli passando per la GTS da 350 cavalli.
La Pantera è rimasta sino a pochi anni fa l'unica vettura
a motore centrale e scocca portante prodotta in numeri così
alti. Cifre di produzione mai toccate dalla De Tomaso e che nessuno
a Modena aveva fino ad allora realizzato: 2500 vetture l'anno.
Anche nelle gare su pista la Pantera si dimostrò subito
imbattibile riuscendo di arrivare seconda nel 1972 nel campionato
Gran Turismo grazie alle vittorie di Mike Parkes a Imola e di
Clay Regazzoni a Hockenheim.
Le corse erano rimaste sempre di primaria importanza per la De
Tomaso, sia per la ricerca della vittoria sia come piattaforma
per testare la validità dei propri prodotti e delle proprie
idee. La partecipazione diretta al Mondiale di Formula 1 del 1970
fu l'apice della storia sportiva della De Tomaso. Era quello per
la De Tomaso un rientro in quella categoria dopo alcune apparizioni
negli anni sessanta.
La
casa di Modena si presentò al via di quella stagione con
una sola vettura con la livrea rossa e i colori della casa lungo
il profilo superiore. Capo progettista era Gianpaolo Dallara,
lo stesso che oggi produce l'ottanta per cento delle vetture che
corrono ad Indianapolis, mentre team manager e proprietari era
Frank Williams. Alla quarta gara il 21 giugno sul circuito di
Zanvoord avvenne la tragedia: il ventottenne pilota inglese Piers
Courage muore. La stagione 1970 venne comunque portata a termine
ma Alejandro dopo questo lutto non poté più essere
attratto dalla Formula 1 e dalle corse in generale.
Nel
1973 vennero cedute alla Ford le due carrozzerie torinesi Ghia
e Vignale dove venivano prodotte le Pantera ma Alejandro si riprese
la totalità delle quote azionarie della De Tomaso. Nello
1970 era nel frattempo uscita una nuova vettura dalle officine
De Tomaso: la Deauville a cui farà seguito due anni più
tardi la Longchamp. Sempre nel 1972 c'è l'acquisizione
della Benelli. Tre anni dopo Alessandro aggiunge un altro mattone
al suo castello: la Maserati.
La
Citroen, che controllava la casa del tridente, attraversava in
quegli anni una profonda crisi. La Peugeot decise così
di acquistare il marchio della "due cavalli" ma decise
di vendere la Maserati. Alessandro non si lasciò sfuggire
l'occasione e con l'aiuto del Gepi rilevò nei due anni
successivi sia la Maserati che la Innocenti. La Mini disegnata
da Bertone venne così ereditata da Alejandro. Il 10 luglio
del 1981 venne stretto un accordo con la Daiahtsu per la fornitura
di centomila motori, un accordo straordinario che arriverà
addirittura creare a 120 mila unità. Nello stesso anno
venne acquistata la Moto Guzzi.
Nel
1979 la Benelli produce il primo scooter integralmente in materiale
sintetico denominato S50. Esce sempre quell'anno la Maserati quattro
porte con un motore a 8 cilindri da 4700 cc, che verrà
venduto anche all'allora presidente della Repubblica Sandro Pertini.
L'anno successivo la Guzzi inizia la produzione di quattro nuovi
motori bicilindrici negli stabilimenti della Innocenti di Lambrate.
Sempre nel 1980 venne prodotta da De Tomaso la versione sportiva
della Daihatsu Charade per il mercato giapponese.
Il 1981 è l'anno del biturbo Maserati.
La
presentazione del coupè avviene il 14 dicembre, un anno
esatto dopo viene presentata la 4 porte. Nel 1984 Lido Anthony
Iacocca arriva a Modena dopo aver lasciato la Ford e chiede al
suo amico Alessandro di creargli un coupè convertibile:
la Chrisler-Maserati TC. Verrà prodotta in 7500 esemplari
tra il 1987 e il 1990 per il mercato americano negli stabilimenti
della Innocenti dove si costruivano in quegli anni anche le carrozzerie
delle Maserati. Nel '90 viene ceduto il 49 per cento della Maserati
alla FIAT.
Nel
1991 anche la Benelli viene ceduta. Nel 1992 viene venduta, ad
un appassionato tedesco, la penultima Pantera, l'ultima è
esposta nel museo.
Nel 1993 Alessandro un ictus ha colpito Alejandro, i medici gli
diedero meno dell'uno per cento di possibilità di salvarsi.
Mentre lottava per la vita decise di salvare la sua creatura.
Per fare ciò rinunciò alla Maserati che cedette
integralmente a FIAT. Due anni dopo anche la Guzzi si staccò
da Alejandro. Nacque in quegli anni travagliati la "Guarà".
De Tomaso è oggi l'unico marchio automobilistico totalmente
italiano indipendente. Il recente Alejandro e la sua De Tomaso
si possono guardare dopo più di quarant'anni con orgoglio.
Questo
testo è di provenienza della DeTomaso www.detomaso.it