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Contributo alla storia ?
In un precedente intervento (Originale?
Quasi
.:
Falsa!) abbiamo iniziato la trattazione di quello scottante argomento
che, genericamente ma impropriamente, viene definito dei "falsi".
Abbiamo cercato, per chiarezza, di fornire delle definizioni, ma abbiamo
anche affermato
che la casistica che si riscontra in pratica è molto più
vasta di quelle definizioni che abbiamo dato unicamente per porre dei
paletti entro cui svolgere qualsiasi ragionamento.
Prendiamo ora lo spunto da un caso ampiamente trattato nei mesi scorsi
dalle Riviste del settore per approfondire la nostra analisi e cercare
di trarre qualche conclusione.
Si tratta dell'Alfa Romeo 8C 2300 passo corto, telaio 2111027, ex Scuderia
Ferrari, con cui l'equipaggio Taruffi-d'Ippolito si classificò
al secondo posto nella 24 Ore di Spa del 1932 e che è stata recentemente
venduta all'asta a Silverstone.
In origine la vettura è nata, come buona parte delle Alfa Romeo
destinate all'impiego sportivo, con carrozzeria spider della Zagato.
L'anno dopo, con una prassi molto comune in quegli anni e in uso fino
alla fine degli anni '50, il nuovo proprietario la fece ricarrozzare,
dallo stesso Zagato, con una carrozzeria coupé.
Ribadiamo che, all'epoca, le fabbriche vendevano spesso gli autotelai
privi di carrozzeria e che erano gli acquirenti a farli carrozzare, secondo
il loro gusto e le loro esigenze, dal carrozziere di fiducia.
Quindi nel caso della spider diventata coupé si può tranquillamente
parlare di vettura "originale" e la stessa definizione si può
dare della terza carrozzeria, nuovamente spider, con cui il telaio è
stato vestito nel 1936.
Tutte e tre le carrozzerie possono a buon diritto essere considerate degli
"abiti" che la vettura ha cambiato nel corso della sua vita.
L'ultimo passaggio però dà adito a non poche perplessità,
in quanto il proprietario, a trent'anni dalla costruzione del telaio,
ha fatto ricostruire, ex-novo, una carrozzeria dalla foggia simile a quella
della versione originaria creata da Zagato, ottenendo quindi una replica
di carrozzeria su telaio originale.
E' lecito quindi chiedersi: che ha senso un'operazione del genere? Non
si tratta forse di una forzatura della verità storica ?
Il prezzo spuntato all'asta parrebbe dare ragione a chi quest'operazione
ha voluto ma non sarebbe forse stato preferibile mantenere l'ultima carrozzeria
dell'epoca ?
Replicare la carrozzeria originale è, a nostro avviso, giustificato
soltanto nel caso in cui il veicolo venga ritrovato totalmente privo di
carrozzeria o che questa sia in condizioni tali da renderne impossibile
il restauro.
In questo caso invece, in cui la vettura era in possesso della sua ultima
carrozzeria, costruita nel 1936, sarebbe stato certamente preferibile
conservarla per non cancellare l'ultimo capitolo della sua storia.
Sarebbe inoltre estremamente interessante sapere che fine ha fatto questa
carrozzeria in quanto, l'aver messo sul mercato una carrozzeria a tutti
gli effetti originale ma priva del telaio, potrebbe indurre qualcuno,
anche in buona fede, a costruire il telaio mancante per non lasciare inutilizzata
la carrozzeria.
Il risultato di questa ipotetica operazione sarebbero due vetture di cui
una dotata del telaio originale con il numero 111027 e la carrozzeria
replicata e l'altra con telaio n. ??????? e carrozzeria originale dell'epoca.
Questa potrebbe diventare quindi una strada per dare origine a un vero
e proprio falso.
Casi del genere, anche se meno éclatanti per le cifre in ballo,
sono più frequenti di quanto si possa pensare
Come questo esempio dimostra ampiamente, l'argomento si presta a mille
interpretazioni e discussioni e riterremmo utile che gli appassionati
dessero il loro contributo a questo interessante dibattito.
L'articolo è stato gentilmente offerto
da AAVS
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